Presentazione

Mentre nel Regno Unito si dibatte la proposta di un membro del parlamento, David Davies, (appoggiata tra gli altri da Jack Straw, già ministro degli interni e degli esteri dell’era Blair) di effettuare un controllo dentale per accertare l’età dei minorenni provenienti da Calais, per fortuna c’è chi dedica il suo tempo ad affrontare il problema molto serio della loro accoglienza.“As a handful of unaccompanied refugee children enter the UK, good social work practice – not rushed decisions about where to place them – will help”.

Ancora una volta viene messa sul banco degli imputati la burocrazia, che rappresenta un incubo per i rifugiati e per i migranti in generale.“Instead we, too, get caught up in the nightmare faced by every displaced person – bureaucracy.” (P.R.)

 

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The Guardian

I rifugiati minorenni in arrivo nel Regno Unito hanno bisogno di un caldo supporto e non di una fredda burocrazia.

Quando una manciata di rifugiati minorili entrerà nel Regno Unito, sarà utile la buona pratica dei servizi sociali, non le decisioni affrettate su dove collocarli.

Finalmente dopo anni di attesa il governo britannico ha ammesso di avere il dovere di venire incontro ai bisogni di un piccolo numero di bambini senza radici, senza casa e senza stato provenienti dalla “giungla” di Calais in corso di chiusura.

Abbiamo una settimana per trovare una sistemazione nei casi in cui non c’è un ricongiungimento familiare. Come faremo a garantire che ogni decisione sia nell’interesse dei bambini e soddisfi i nostri obblighi in base ai trattati e alle convenzioni internazionali che il nostro governo ha firmato?

Sappiamo da ciò che accade ai bambini sotto pubblica tutela nel Regno Unito, che il processo decisionale è spesso compromesso dalla incombenze burocratiche dell’organizzazione. Gli assistenti sociali sono ben consapevoli che non sempre il processo decisionale proviene da un accurato bilanciamento tra bisogni e relative risorse.

I minori non accompagnati raramente arrivano nel Regno Unito con documenti di identità e ciò accentua la loro vulnerabilità. Essi sono vulnerabili al traffico, al lavoro minorile, allo sfruttamento sessuale. Il loro status di apolidi a volte rende anche il processo di accesso ai servizi di protezione sociale quasi impossibile, e diventano invisibili nel buio delle nostre società.

La sistemazione di due bambini in due enti locali differenti in una parte qualsiasi dell’Inghilterra o del Galles è una decisione burocratica che non prende nella dovuta considerazione i bisogni e i diritti umani. Nel senso che non valuta le necessità relazionali dei bambini e non tiene conto delle relazioni che possano aver stabilito in precedenza.

C’è un significativo numero di ricerche in tutto il mondo e di soluzioni adottate in altre città, che dimostrano che cosa funziona e che cosa aggiunge danni a quelli già sperimentati.

I bambini non provengono da un gruppo omogeneo, ma da differenti culture e tradizioni e parlano lingue differenti. Essi non hanno famiglia e l’isolamento è una parte determinante, emozionale e psicologica della loro recente esperienza.

Possono o meno aver stabilito relazioni con loro coetanei che si sono sostituiti alle loro famiglie. Sono vissuti in campi malsani, pericolosi, tutt’altro che igienici e sono sopravvissuti.

Possono aver incontrato adulti affidabili, ma possono essere stati abusati o danneggiati da altri.

Molti paesi sono stati molto più attivi nell’andare incontro ai bisogni dei bambini di quanto sia stato il Regno Unito. Per esempio la Germania, la Grecia e la Thailandia hanno messo su centri di accoglimento per sei otto giovani per volta per garantire sicurezza e stabilità per un periodo sufficiente per adattarsi alla differente cultura, clima e lingua. Questo può favorire un certo recupero.

Altri paesi hanno fatto ricerche per scoprire le cose che funzionano, tra le quali ci sono quelle che combattono l’isolamento e, cosa molto importante, quelle che favoriscono le relazioni tra coetanei. Queste si formano prima, mentre quelle con gli adulti perpetuano la confusione e la sfiducia.

Si sa che le relazioni sono la chiave per il recupero e per l’ottenimento di un cambiamento positivo. Allora perché non si punta a una soluzione basata sulla continuità di alcune relazioni positive che i bambini possono aver stabilito durante il loro viaggio?

Tutta l’attenzione deve essere concentrata nel predisporre un ambiente che permetta ai giovani di sentirsi sicuri, prima che inizi ogni altra azione di recupero. Invece anche noi restiamo impigliati in quello che è l’incubo di tutti i migranti: la burocrazia.

La scorsa settimana in un seminario presso l’università della Finlandia orientale sono stati presentate dieci relazioni sul reinserimento e l’integrazione dei rifugiati da parte di paesi come Cina, Marocco, Australia, US, India, Ghana, e alcuni paesi europei. Tutti hanno condiviso due conclusioni di carattere generale: le relazioni sociali e culturali sono la chiave per un cambiamento positivo e la burocrazia è un ostacolo, se non una barriera.

Come professionisti dell’assistenza sociale e ricercatori abbiamo il dovere nei confronti dei giovani che arrivano nel Regno unito di fare bene il nostro lavoro non solo nelle prossime settimane, ma come risposta a una crisi umanitaria continua.

Impegnarsi con e accogliere ogni persona è la chiave di qualsiasi lavoro sociale. Come professione, stiamo mettendo a disposizione di manager e politici impegnati in questo compito la nostra perizia, le nostre conoscenze e le nostre competenze? Noi possiamo aiutare nella pianificazione e nella fornitura di servizi a favore di questi giovani molto vulnerabili e traumatizzati che entrano nel nostro paese.

Ora noi abbiamo bisogno di unire le nostre forze a quelle di altri per trovare i percorsi migliori durante il cambiamento, nell’esclusivo interesse di ogni bambino.

*Ruth Stark is president of the International Federation of Social Workers

Per leggere l'articolo originale: Refugee children arriving in the UK need warm support – not cold bureaucracy