di Pavlina Naska – mediatrice interculturale - (pubblicato su Sviluppo Felice il 9 luglio 2015)

Le evidenti trasformazioni demografiche legate ai flussi migratori, anche perché male gestiti, hanno esposto la nostra società ad un potenziale incremento della conflittualità.

Parlare oggi di immigrazione vuol dire parlare anche dell’integrazione all’interno della nostra società, che si sviluppa in una direzione multietnica; ed è per questo che è necessario parlare di educazione interculturale. Una educazione, cioè, volta a favorire i contatti e gli scambi tra culture diverse.

L’immigrazione deve essere vista come una risorsa  e non come causa del crescente disagio sociale. Oggi ovunque nel nostro territorio esiste una società multietnica, vivono tutti i giorni fianco a fianco gli autoctoni e le comunità di immigrati, insieme  affrontano il tema della cittadinanza come un percorso aperto popolato da cittadini globali abituati a convivere con la diversità.

Pregiudizi e stereotipi vengono amplificati da un sistema mass-mediatico che per rispondere all’imperativo della spettacolarizzazione della notizia, crea un’immagine dell’immigrato associato prevalentemente ad episodi di criminalità ed emarginazione, e non sottolinea quei numerosi processi d’integrazione ai quali quotidianamente assistiamo.  Questo ha conseguenze molto gravi rispetto alle dinamiche d’integrazione degli stranieri presenti sul nostro territorio. La sociologia dei processi culturali ha infatti studiato l’importanza che i mass – media  hanno nel condizionare la nostra percezione dell’altro e quindi nell’indirizzarci verso atteggiamenti di accoglienza/apertura o ostilità/chiusura. Nel nostro incontro con l’altro possiamo incontrare delle grosse barriere invisibili: gli stereotipi e i pregiudizi su base etnica influenzati anche dall’atteggiamento degli organi di stampa.

Per questo dobbiamo lottare senza negare i problemi che una coesistenza genera. Tuttavia  dobbiamo  guardare gli immigrati come una risorsa: senza il loro apporto non solo l’economia, ma anche la struttura della popolazione non si sarebbe potuta reggere in questi anni e, a maggior ragione, lo sarà per i prossimi anni a venire. Siamo già, in modo inconsapevole, diventati una realtà nazionale multietnica. per il nostro futuro dobbiamo cercare di trasformarla in una comunità consapevole.

 

Pavlina Naska – mediatrice interculturale

 

 

(pubblicato su Sviluppo Felice il 9 luglio 2015)