di Giuseppe Spedicato

Per affrontare al meglio l’attuale crisi di convivenza fra le differenti culture che vivono nei nostri territori, in particolare con quella arabo-islamica, dobbiamo scegliere se puntare solo sulla sicurezza, la repressione, la riduzione della nostra libertà o soprattutto sull’educare, attrezzare al meglio la nostra società sul piano culturale. Detto in altre parole scegliamo solo di combattere i sintomi del “male” o cerchiamo anche di eliminare la fonte del “male”. Se scegliamo di percorrere anche la seconda strada, dovremmo puntare sull’educazione interculturale. Questa dovrebbe essere diffusa e praticata. Si dovrebbe, ad esempio, promuovere la conoscenza delle letterature degli altri popoli ad iniziare da quelle dei popoli che vivono nelle nostre città. L’educazione letteraria rappresenta un potente veicolo per educare all’intercultura perché consente di aprire la nostra cultura ed il nostro immaginario alle altre visioni del mondo. Se noi abbiamo tante difficoltà a conoscere e dialogare con l’altro, anche quando vive nella nostra stessa città, è anche perché non conosciamo la letteratura dei popoli che ci vivono accanto. Ovviamente non è sufficiente conoscere gli altri tramite noi, dobbiamo dare a loro stessi l’opportunità di raccontarci di loro. L’Africa, ad esempio, per molti anni è stata conosciuta solo tramite racconti fatti da non africani, non è stata data l’opportunità agli africani di raccontare la loro Africa. Abbiamo così conosciuto solo alcuni aspetti di questo continente e delle sue tante culture.

L’obiettivo, però, non deve essere quello di una coesistenza pacifica di comunità che non dialogano tra di loro, di creare un mondo dove non vi è uno scambio di idee, pensieri, dove non vi è un confronto - anche animato - sui nodi critici della convivenza. In questo modo si riesce solo a posticipare l’ora del conflitto violento. Non possiamo ritenerci soddisfatti solo perché abbiamo organizzato un incontro multiculturale, dove alla fine della serata ognuno ritorna a casa con le proprie convinzioni e senza aver neanche trattato alcun nodo critico che impedisce una piena convivenza, un vero inserimento sociale.  

Una grande scrittrice senegalese, Mariama Bâ, oltre a battersi tutta la vita per i diritti delle donne senegalesi ed africane, ci ha insegnato che nelle società moderne, dove vi è sempre di più la presenza di molte culture, non vi può essere alcun progresso senza un impegno serio su quello che è il meticciato culturale. Questa sua intuizione è l’eredità più importante che lascia al Senegal ed al mondo intero. In un mondo dove i popoli e le culture si incontrano sempre di più, la reciproca contaminazione è la risorsa più importante per dare un orizzonte nuovo alla questione confronto tra identità. Tale contaminazione si ottiene anche, se non soprattutto, conoscendo le culture dei popoli che vivono nelle nostre città ma anche facendogli conoscere la nostra cultura. Ciò presuppone l’avere un’educazione alla lettura e degli intellettuali seri, preparati e soprattutto disposti a raccontare la verità, almeno la verità dei fatti.

Giuseppe Spedicato

Un articolo del  Wall Street Journal che presenta una serie di casi emblematici delle difficoltà che incontrano i migranti nei vari Stati. Per es. per l’Italia si parla del "languire in un limbo burocratico". Non ci sono grandi novità, ma l’argomento è trattato in maniera approfondita.

Leggetelo qui sotto in versione originale oppure in traduzione automatica.

By
Jeannette Neumann in Madrid,
Liam Moloney in Rome and
Kjetil Malkenes Hovland in Oslo
Nov. 8, 2015 7:23 p.m. ET

Ghassan El Mehbane feels tormented by his past in Syria and little better about his future in Spain.

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Source: TIME  Sep 24th, 2015 - by Megan Gibson / Gothenburg @MeganJGibson 

Sofia Appelgren is connecting immigrants to jobs and diversifying Sweden along the way

 

Un articolo dell'Economist:  in lingua originale e in traduzione italiana automatica