The guardian

Syrian refugee wins appeal against forced return to Turkey

 

L’articolo prende le mosse dalla decisione da parte del Servizio di Asilo Greco  di ribaltare l’ordine di deportazione verso la Turchia di un rifugiato siriano, in base all’accordo UE-Turchia siglato il 18 marzo.

Quando tale accordo fu siglato molti dei media usarono espressioni di condanna severe tipo “onore perduto”, “espulsioni di massa”  “tradimento dei propri valori”. Poi tutto è caduto nell’oblio.

La decisione del Comitato ha di nuovo focalizzato l’attenzione sulla Turchia che non garantisce ai rifugiati i diritti previsti dalla convenzione di Ginevra, cosa risaputa ma ignorata dalla UE, che anzi ha dichiarato l’esatto contrario e cioè che queste deportazioni sarebbero state sostenibili legalmente in quanto la Turchia rispetta i diritti dei rifugiati”.

Dell’articolo sono stati tradotti ampi stralci non sempre letteralmente, augurandoci di essere  rimasti sempre fedeli al pensiero dell’autore.

P.R.

 

A woman sits with a child on her lap by railway tracks at a makeshift camp near the Greek village of Idomeni.

La decisione da parte del Servizio di Asilo Greco (SAG) di ribaltare l’ordine di deportazione getta nel caos l’accordo UE - Turchia sull’emigrazione

Apostolis Fotiadis and Helena Smith in Athens, and Patrick Kingsley in Istanbul

Friday 20 May 2016 16.48 BST Last modified on Friday 20 May 2016 16.59 BST

L’accordo UE-Turchia va incontro a un ulteriore caos dopo che il SAG si è pronunciato contro il respingimento di un rifugiato siriano verso la Turchia, potenzialmente creando un precedente per migliaia di altri casi simili.

In un caso che costituirà un precedente, i membri di SGA hanno accolto il ricorso di un richiedente asilo, che è stato uno dei primi siriani ad essere messo nella lista di quelli che secondo l’accordo EU-Turchia dovevano essere deportati.

In un documento visionato dal Guardian, un comitato per i ricorsi, costituito da tre persone , ha dichiarato che la Turchia non concede al rifugiati siriani i diritti dovuti in base ai trattati internazionali, e perciò ha respinto l’ordine di deportazione del richiedente con un verdetto di due a uno. Il caso ora sarà riesaminato.

Il comitato in conclusione scrive :” Il comitato ha giudicato che la protezione temporanea che la Turchia può offrire al richiedente, come cittadino siriano, non prevede diritti equivalenti a quelli stabiliti dalla convenzione di Ginevra”.

La decisione mette in discussione la base legale e pratica dell’accordo UE-Turchia, grazie al quale i leader europei hanno sperato di dissuadere i rifugiati dal venire in Europa, dando per certa la rapida espulsione della maggior parte delle persone che sbarcano sulle isole greche.

Dopo aver siglato l’accordo il 18 marzo, l’UE ha dichiarato che queste deportazioni sarebbero state sostenibili legalmente in quanto la Turchia rispetta i diritti dei rifugiati.

Ma l’UE non ha il controllo dei protocolli di asilo della Grecia. Il comitato ha rigettato la ratio dell’accordo UE-Turchia ed ha spiegato la decisione proprio riferendosi ad alcune precedenti direttive europee.

Il governo greco che non ha giocato alcun ruolo nella decisione del comitato che è indipendente , ha ammesso che il giudizio dello stesso ha creato una situazione molto difficile.

Il viceministro per le politiche dell’emigrazione greco Yannis Mouzalas ha dichiarato di non sapere come si è arrivati a tale decisione che va contro tutte le direttive dell’UN e di UNHCR.

UNHCR che non ha emesso alcun immediato commento, aveva tuttavia criticato l’accordo UE-Turchia e aveva deciso di non prendervi parte.

I media greci prevedono che questa decisione avrà un effetto a valanga, in quanto molti altri rifugiati, soprattutto siriani detenuti sulle isole greche, faranno la stessa richiesta.

La prospettiva crescente di poter restare in Grecia , potrebbe nuovamente provocare un’ondata di migranti dalla Turchia, che dopo l’accordo erano notevolmente diminuiti.

I gruppi per i diritti umani sono stati lesti nell’accogliere favorevolmente la notizia. “ Noi abbiamo sempre detto che la Turchia non è un paese sicuro per i migranti in quanto non ha sottoscritto in toto la convenzione di Ginevra e lo stato sociale e giuridico dei rifugiati, specialmente dei non Siriani”, ha dichiarato Wenzel Michalski che come direttore di Human Rights Watch per la Germania, ha seguito i primi ritorni forzati dalla Grecia alla Turchia in aprile.

Gli impegni da parte della Turchia di migliorare la regolamentazione del mercato del lavoro, facilitando i permessi per i rifugiati, non sono stati mantenuti, né sono state mantenute la promesse di inserire i rifugiati minorili nel sistema educativo, ha affermato Michalski. E ancora peggio c’è l’evidenza che aspiranti rifugiati sono stati respinti sul confine Turco-Siriano dove sono stati intenzionalmente uccisi - affermazioni negate dal governo turco.

“Ci sono ancora molti bambini che lavorano invece di andare a scuola, e ancora peggio non conosciamo la sorte di quelli finora deportati, perché alle ONG e ai giornalisti è stato negato l’accesso ai campi per rifugiati e la prima cosa che hanno fatto le autorità turche è stata di confiscare gli smartphone” ha detto da Berlino. “Dobbiamo dire: “ Grazie Grecia” perché questo è un gesto meraviglioso”.

Per leggere l'arrticolo originale in inglese: Syrian refugee wins appeal against forced return to Turkey