di Cosimo Perrotta

 

Ci vuole mente fredda per analizzare le cause e le conseguenze dei massacri di Beirut e di Parigi. 

Certamente l’Occidente ha fatto molti e gravi errori, da quelli storici a quelli recenti; anche se, a questo punto, è inevitabile rispondere a queste disumane aggressioni contro civili innocenti. Ma non è di questo che dobbiamo parlare qui. Dobbiamo parlare dell’aspetto culturale e di come sia sbagliato reagire rifiutando l’accoglienza ai migranti.
I fanatici che hanno ispirato e organizzato queste stragi vogliono lo scontro di religioni e di civiltà. Il fanatismo è molto peggio della barbarie, perché pretende di giustificare i suoi atti con delle credenze superiori. La prima cosa da evitare è quindi di assecondare, anche non volendo, il disegno dei fanatici. Bisogna rifiutare lo scontro di religione e di civiltà, in nome di una semplice constatazione: i fanatici del cosiddetto stato islamico sono una piccola minoranza nel mare della religione islamica, dove convivono culture e costumi molto diversi.
Guardiamoci quindi dalla paura irrazionale, che fa di ogni erba un fascio, e che tanti propagatori di odio - da una parte e dall’altra -sono pronti a manipolare ai loro fini. Noi siamo in guerra contro la minoranza di fanatici, non contro l’Islam. Non è vero che “la Fallaci aveva ragione”. E con lei ha ancora torto tutta la schiera di laici e credenti presunti difensori della civiltà cristiana contro l’Islam.
Dopo l’eccidio di Charlie Hebdo, i francesi riaffermarono con forza, contro la paura che esso voleva incutere, i valori di libertà; e questo giustamente riempì di orgoglio tutti noi. Ma la questione andava approfondita; cosa che pochi fecero. La libertà di espressione è altra cosa dal dileggio della fede e dei costumi altrui. Tutti allora si richiamarono all’illuminismo e a Voltaire. Ma questi non predicavano certo la libertà di offendere chi non la pensa come noi. Al contrario, predicavano la tolleranza, che significa rispetto delle diversità.
Noi potremo battere il terrorismo solo contrapponendo, all’intolleranza dei fanatici, la tolleranza; cioè il rispetto dell’altro, delle sue credenze e dei suoi costumi, fino al punto in cui essi non contrastano con i diritti umani.
Una vera tolleranza comporta il rispetto dei diritti umani, a cominciare dal diritto alla sopravvivenza, all’asilo e al lavoro. Ma essa comporta anche una politica di integrazione. Solo l’integrazione può prosciugare l’acqua torbida dell’odio di religione e di civiltà in cui crescono oggi in Europa molti giovani figli di immigrati. A sua volta, integrazione significa accoglienza, istruzione e apprendimento della cultura nelle nostre scuole, possibilità di lavoro, educazione delle famiglie, socializzazione. Un enorme programma di lavoro e di impegno culturale che attualmente gli stati europei, e l’Italia fra questi, sono ben lontani dall’intraprendere.